Telemedicina e Gestione del Peso: Chi Sono i Pazienti che Scelgono l'Online?

La telemedicina, in particolare quella "direct-to-consumer" (DTC), sta emergendo come uno strumento potente per la gestione del peso, ma finora si sapeva poco su chi fossero i pazienti che la utilizzano.

Un nuovo studio osservazionale disponibile al seguente link ha analizzato un vasto campione di 20.000 pazienti che hanno utilizzato una piattaforma di telemedicina (Ro) per ricevere una prescrizione di Plenity, un idrogel orale superassorbente (OSH) approvato per la gestione del peso in persone con BMI >25.

I risultati rivelano un identikit del paziente molto diverso da certi stereotipi, mostrando una popolazione altamente motivata e attiva nella ricerca di soluzioni.

1. Pazienti Esperti e Motivati

Lungi dall'essere un tentativo di "scorciatoia", per la quasi totalità dei pazienti la telemedicina rappresenta l'ennesimo passo in un lungo percorso di gestione del peso.

  • Quasi tutti i pazienti (98,66%) avevano già provato almeno un metodo per perdere peso prima di rivolgersi alla piattaforma telehealth.

  • La metà del campione (50,34%) aveva tentato quattro o più metodi diversi.

  • In particolare, i pazienti con obesità (BMI>30) avevano provato più opzioni (come piani commerciali, diete specializzate e farmaci) rispetto ai pazienti in preobesità (BMI 25-29.9).

  • Quasi il 29% dei pazienti aveva già fatto uso in passato di farmaci per la perdita di peso 6, una percentuale molto più alta della media nazionale (1-2%), suggerendo che si tratta di una popolazione già consapevole e proattiva.

2. La Telemedicina Raggiunge la "Preobesità"

Un dato significativo è che quasi un terzo del campione (32,13%) era costituito da pazienti con preobesità (BMI 25-29.9)8. Questo gruppo è spesso trascurato, poiché molte terapie farmacologiche sono indicate solo per BMI > 30 (o > 27 con comorbidità).

Plenity, essendo indicato a partire da un BMI di 25 offre a questo gruppo un'opzione prescrittiva. Lo studio dimostra che i pazienti in sovrappeso sono attivamente alla ricerca di cure per prevenire la progressione verso l'obesità.

3. Differenze di Genere nell'Approccio alla Cura

L'analisi ha mostrato un'ampia partecipazione femminile (77,88% del totale) e differenze significative nel modo in cui uomini e donne cercano aiuto:

  • Le donne cercano aiuto prima: Le donne erano più propense a cercare un trattamento quando si trovavano ancora nella fascia di preobesità rispetto agli uomini13131313.

  • Gli uomini hanno più comorbidità: Nonostante cercassero aiuto più tardi (con BMI più alti), gli uomini nel campione avevano maggiori probabilità di riportare comorbidità cardiometaboliche come ipertensione, colesterolo alto e apnea notturna14.

  • Percezione del rischio simile: Oltre il 90% di entrambi i sessi ha dichiarato di ritenere che il proprio peso eccessivo avesse un impatto negativo sulla salute1515.

4. Non Solo una Questione di Distanza: La Scelta della Telemedicina

Forse il dato più sorprendente riguarda l'accesso alle cure. Non è vero che i pazienti scelgono la telemedicina solo perché non hanno alternative.

Lo studio ha rilevato che la stragrande maggioranza dei pazienti (85,15%) viveva nella stessa contea di uno specialista in medicina dell'obesità (ABOM), e il 29,25% viveva addirittura nello stesso codice postale.

Questo suggerisce che i pazienti scelgono la telemedicina non per necessità geografica, ma per superare altre barriere significative, tra cui:

  • La convenienza del servizio DTC.

  • Il desiderio di evitare lo stigma e il pregiudizio legati al peso, spesso sperimentati negli studi medici tradizionali.

  • Le lunghe liste d'attesa per gli specialisti.

In Conclusione

I dati di questo ampio studio suggeriscono che la telemedicina "direct-to-consumer" è un canale valido ed efficace per fornire trattamenti prescrittivi per la gestione del peso a una popolazione vasta e motivata. Si rivela cruciale per raggiungere pazienti (specialmente donne) nella fase di preobesità, offrendo un'opportunità di intervento precoce, e aiuta a superare barriere psicologiche come lo stigma, che spesso impediscono l'accesso alle cure in presenza.

Dr Marco Franceschin M.D.

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